Firenze si erge a protagonista dell’export farmaceutico: l’area metropolitana fa da traino alla crescita con punte sorprendenti
- piscitellidaniel
- 30 set
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Firenze è diventata uno dei casi emblematici del “miracolo farmaceutico” italiano: nei recenti dati sul commercio estero, l’area metropolitana ha registrato performance straordinarie nei flussi di esportazione, grazie soprattutto alla spinta del settore farmaceutico, che sta assumendo un peso sempre più determinante nel paniere delle merci in uscita. I numeri parlano chiaro: nel primo semestre 2025 l’export complessivo dell’area fiorentina è aumentato del 38,8 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e gran parte di questo slancio è imputabile al comparto farmaceutico, che ha invertito una tendenza altrimenti recessiva.
Il dato è particolarmente rilevante se si considera che, al netto della performance farmaceutica, l’export metropolitano farebbe segnare una flessione del 9 %. Questo indica che molte delle imprese “tradizionali” dell’industria locale faticano a tenere il passo in un contesto globale turbolento, ma che il settore biofarmaceutico è oggi la leva principale che sorregge le esportazioni. Il risultato, per Firenze, segna un’inversione di rotta rispetto a un passato in cui l’industria manifatturiera locale registrava segnali di indebolimento, con ordini e produzione in calo da diversi trimestri.
Già nei primi mesi del 2025 un’accelerazione significativa era emersa: nel primo trimestre l’export totale dell’area metropolitana era cresciuto del 29,7 %, con il farmaceutico che da solo segnava una crescita del 178,3 %, rappresentando quasi la metà del valore totale delle esportazioni del periodo. Gli altri settori che hanno contribuito in modo positivo sono la meccanica e le bevande, mentre settori come moda, pelletteria, abbigliamento e calzature hanno sofferto flessioni anche importanti.
Il ruolo degli Stati Uniti come mercato chiave per i prodotti fiorentini rimane cruciale: nel trimestre, le esportazioni verso gli USA sono aumentate del 32,8 %, confermando che la domanda oltreoceano continua a giocare un ruolo centrale per le imprese che puntano sui beni ad alto valore tecnologico e specialistico. Tuttavia, è interessante notare che la quota USA del totale export locale è scesa dal 25,2 % al 23,4 %, un segnale che, pur restando preponderante, sta concorrendo con dinamiche di diversificazione degli sbocchi commerciali fortemente sostenute dalla Camera di commercio locale.
Il fermento del farmaceutico fiorentino non è un fenomeno isolato: già nei nove mesi del 2024, Firenze aveva visto crescere le sue esportazioni proprio grazie a farmaci e meccanica pesante. In quell’arco temporale, la farmaceutica aveva registrato una crescita superiore al 65 %, contribuendo in modo sostanziale al balzo globale dell’export. In quella fase, il peso del comparto era salito fino a rappresentare quasi il 30 % del totale delle esportazioni fiorentine, consolidando la percezione che il biofarmaceutico stava diventando un pilastro strategico dell’economia locale.
Il trend positivo del settore farmaceutico non è però privo di sfide: la forte concentrazione delle esportazioni in un solo comparto espone il territorio a rischi legati alla vulnerabilità normativa, alle dinamiche regolatorie internazionali, alle barriere commerciali e all’evoluzione competitiva delle catene globali del valore. Qualunque scossone nei mercati internazionali o nei criteri regolatori potrebbe quindi avere impatti significativi sull’assetto economico locale.
Per sostenere questa crescita, la Camera di commercio di Firenze ha intensificato il ruolo dell’Export Hub, con professionisti dedicati in undici mercati ritenuti strategici, finalizzati a supportare le imprese nei processi di internazionalizzazione, nell’accesso a fiere estere, nell’adattamento delle certificazioni, nell’ottimizzazione logistica e nella ricerca di partner commerciali in loco. Questo tipo di supporto è stato giudicato essenziale per spingere le imprese – specialmente quelle medie e piccole – a cogliere le opportunità offerte dal boom del farmaceutico.
Un altro aspetto da considerare è la diversificazione crescente verso altri mercati: nei dati del trimestre, oltre agli Stati Uniti che restano il principale sbocco, si segnalano crescite sostenute verso Regno Unito e Spagna, e si registra un interesse crescente per mercati asiatici emergenti. Il Giappone in particolare è individuato come potenziale sbocco alternativo, con le relazioni tra Firenze e Kyoto rafforzate da iniziative di gemellaggio e delegazioni commerciali, che stanno costruendo un ponte culturale e commerciale verso l’Asia orientale.
Il confronto tra settori evidenzia una polarizzazione crescente: mentre il farmaceutico appare in piena espansione, i comparti più tradizionali come la moda e il lusso manifatturiero subiscono cali anche rilevanti. Pelletteria, abbigliamento, calzature e gioielleria mostrano perdite significative, con segni negativi a doppia cifra. Questo dualismo mette in luce la difficoltà di molte aziende storiche del territorio di adattarsi a una competizione globale sempre più feroce, con costi crescenti, contaminazioni tecnologiche e una domanda che si polarizza verso segmenti innovativi.
Serve dunque una riflessione strategica: come può Firenze non solo mantenere la spinta del farmaceutico, ma estenderne l’effetto positivo al resto del sistema produttivo locale? Quali meccanismi di diffusione del know-how, delle relazioni internazionali e del capitale intellettuale possono favorire la “contaminazione positiva” del tessuto industriale fiorentino?
In ogni caso, il “primato” farmaceutico export di Firenze non è un primato di maniera: è la conferma che un territorio può rigenerarsi attorno ai settori più avanzati se riesce a costruire infrastrutture, reti d’impresa, servizi di supporto e visione internazionale. Chi guarda al futuro vede nella performance fiorentina una possibile alba di una nuova stagione industriale per Firenze, non più solo città d’arte, ma città del farmaco, dell’innovazione e dell’export specializzato.

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