Federcostruzioni 2024, occupazione in crescita ma produzione in lieve calo
- piscitellidaniel
- 24 ott
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Il rapporto 2024 elaborato da Federcostruzioni fotografa una fase di transizione per l’intera filiera delle costruzioni italiane. Il settore, pur mantenendo una posizione centrale nell’economia nazionale, mostra segnali contrastanti tra l’aumento dell’occupazione e una leggera flessione della produzione complessiva. La relazione, presentata nel corso dell’anno a margine delle principali fiere di settore, evidenzia come il comparto stia attraversando una fase di assestamento dopo il boom generato dagli incentivi edilizi e dagli interventi legati al PNRR.
Secondo le stime diffuse, la filiera delle costruzioni ha raggiunto circa 3,3 milioni di occupati, con un incremento superiore alle 150.000 unità rispetto all’anno precedente. È un dato che conferma il ruolo trainante del comparto in termini di occupazione, in particolare nelle aree legate ai servizi tecnici, alla progettazione e alla manutenzione del patrimonio edilizio. Tuttavia, la produzione complessiva ha registrato un lieve calo, attestandosi intorno ai 640 miliardi di euro con una flessione stimata dell’1,7% in termini reali rispetto al 2023.
Questo rallentamento non compromette la tenuta generale del settore, ma riflette un cambiamento di ciclo. L’uscita graduale dalle misure di sostegno straordinarie, come i superbonus e le agevolazioni per la riqualificazione energetica, ha ridotto il volume di interventi di edilizia residenziale. Allo stesso tempo, la crescita dei costi delle materie prime, l’aumento dei tassi di interesse e la minore disponibilità di credito hanno inciso sulla redditività delle imprese. L’andamento dell’edilizia infrastrutturale e pubblica, pur sostenuto da risorse PNRR, non è ancora riuscito a compensare la contrazione delle opere private.
Uno dei dati più significativi del rapporto è l’aumento della componente occupazionale nella filiera della progettazione e dei servizi innovativi. Si tratta di un segmento che, in pochi anni, ha visto crescere il proprio peso sul totale della produzione. Le società di ingegneria, gli studi tecnici e le imprese specializzate in digitalizzazione, monitoraggio strutturale e gestione energetica hanno registrato tassi di crescita superiori alla media del comparto. La trasformazione digitale del settore, spinta dall’adozione del Building Information Modeling e dalle tecnologie di simulazione e controllo, sta modificando profondamente il modo di progettare e costruire in Italia.
Parallelamente, alcune componenti tradizionali della filiera mostrano segnali di rallentamento. La produzione di materiali da costruzione, la meccanica applicata all’edilizia e il comparto delle costruzioni civili ed infrastrutturali registrano un calo complessivo compreso tra il 2 e il 5%. Le cause principali sono riconducibili alla riduzione degli investimenti privati, all’aumento dei tempi amministrativi e alle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. Le imprese più piccole risentono in modo particolare della volatilità dei costi e dell’incertezza nei pagamenti, mentre le realtà di dimensione medio-grande riescono a mantenere margini di stabilità grazie alla diversificazione dei mercati esteri.
Sul fronte dell’export, la bilancia commerciale del settore resta ampiamente positiva. I prodotti italiani legati alle costruzioni – dalle tecnologie per l’edilizia sostenibile ai componenti prefabbricati, dai macchinari ai materiali innovativi – continuano a trovare spazio nei mercati internazionali. La crescita più rilevante si registra nei paesi europei e in quelli del Medio Oriente, dove la qualità e la capacità di adattamento delle imprese italiane restano un vantaggio competitivo. Tuttavia, la congiuntura economica globale e le tensioni sui costi energetici limitano l’espansione in alcune aree strategiche.
Il rapporto sottolinea inoltre l’importanza del capitale umano come leva di sviluppo per l’intera filiera. La domanda di tecnici qualificati, ingegneri, architetti e operatori specializzati supera ancora l’offerta formativa disponibile. La carenza di manodopera qualificata, in particolare nei settori impiantistici e infrastrutturali, rappresenta un fattore di rischio per la continuità della crescita occupazionale. Gli investimenti in formazione, sicurezza e digitalizzazione risultano quindi essenziali per sostenere la competitività del settore nel medio periodo.
Federcostruzioni evidenzia anche il peso delle politiche pubbliche nel determinare l’andamento futuro del comparto. Il PNRR ha attivato risorse importanti, ma la loro piena efficacia dipende dalla capacità di attuazione degli enti locali e dalla stabilità normativa. Il rallentamento di alcuni cantieri e la difficoltà nel coordinare le procedure di appalto mostrano quanto la governance degli investimenti sia ancora un nodo cruciale. La federazione sollecita un intervento volto a semplificare i processi e garantire continuità agli incentivi che favoriscono la rigenerazione urbana e la sostenibilità ambientale.
Nonostante la lieve contrazione della produzione, il 2024 conferma la solidità del sistema delle costruzioni italiane. Il settore ha saputo assorbire l’impatto della riduzione degli incentivi e delle tensioni sui costi, mantenendo livelli occupazionali elevati e una presenza forte nei mercati internazionali. Le imprese più innovative stanno orientando le proprie strategie verso la sostenibilità, l’efficienza energetica e la digitalizzazione, elementi che rappresentano oggi i principali driver per affrontare le sfide del futuro.
Il quadro tracciato da Federcostruzioni delinea quindi un comparto in fase di riequilibrio, che dopo anni di crescita sostenuta si prepara a una nuova stagione di investimenti e di trasformazione tecnologica. La capacità di mantenere la crescita occupazionale, migliorare la produttività e consolidare il valore aggiunto sarà decisiva per confermare il ruolo delle costruzioni come pilastro dello sviluppo economico italiano.

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