Export Piemonte in flessione del 2,5% nel primo semestre 2025: missioni estere rilanciate per invertire la rotta
- piscitellidaniel
- 17 set
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Le esportazioni piemontesi nel primo semestre del 2025 riportano una battuta d’arresto significativa, con una flessione di circa il 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, secondo i dati elaborati da Unioncamere Piemonte su base Istat. Il valore totale delle merci vendute oltreconfine si è assestato attorno a 30,5 miliardi di euro, in calo rispetto all’anno precedente. Questa contrazione segna l’intensificarsi delle difficoltà in alcuni comparti chiave del sistema produttivo regionale, ma al tempo stesso spinge le istituzioni locali e le associazioni d’impresa a riposizionare la strategia sull’internazionalizzazione e sulle missioni estere come leva per il rilancio.
Il risultato negativo emerge non uniformemente: la flessione è più pronunciata per i mercati extra-UE, dove l’export piemontese cala del 5,9%, mentre verso i Paesi dell’Unione Europea il calo è quasi impercettibile, pari a circa lo 0,2%. Questo scarto segnala che le imprese piemontesi stanno risentendo in particolare delle difficoltà del commercio extra-UE, che include costi logistici più elevati, barriere commerciali, problematiche valutarie e incertezze geopolitiche.
A livello settoriale, i dati rivelano che i comparti più sotto pressione sono quelli dei mezzi di trasporto e della meccanica. Il settore dei mezzi di trasporto, che rappresenta la quota più grande dell’export regionale (oltre il 20%), registra una contrazione doppia cifra: circa -11,0%. All’interno del settore la componente più penalizzata è quella delle autovetture, mentre la componentistica mostra una maggiore tenuta. Anche la meccanica nel complesso segna un calo dell’8,1%. Al lato opposto dello spettro, alcuni settori tengono o addirittura migliorano: i metalli e i prodotti in metallo registrano un +10,5%, l’alimentare e le bevande crescono dell’1,4%, il tessile/abbigliamento segna una lieve crescita (+0,9%) nonostante le difficoltà di mercato.
Territorialmente, la flessione non colpisce tutte le province allo stesso modo. Alcune aree mantengono performance positive, mentre altre subiscono cali più marcati. Torino, che da sola concentra una quota elevata dell’export regionale, mostra una contrazione significativa del valore delle merci esportate. Al contrario, province come Vercelli evidenziano segnali migliori, con numeri in crescita in settori come tessile-abbigliamento e macchinari.
Di fronte a questo contesto sfidante, la Regione Piemonte e le sue rappresentanze d’impresa rispondono rilanciando le missioni estere come parte della strategia di ripresa. L’obiettivo è duplice: da un lato aprire nuovi mercati o rafforzare quelli esistenti, dall’altro aiutare le imprese più in difficoltà, specie nei settori dei mezzi di trasporto, a diversificare le destinazioni e non dipendere in modo pesante da pochi partner commerciali.
Le missioni estere previste includono visite in zone dove la domanda appare più dinamica nonostante le tensioni globali, come alcuni mercati asiatici, Usa, Medio Oriente, Africa settentrionale. Le imprese interessate sono quelle che possono offrire prodotti con valore aggiunto, differenziato, che rispondono a criteri di qualità, sostenibilità, innovazione, per cui il Piemonte ha da tempo sviluppato competenze. Il supporto istituzionale mira a facilitare fiere internazionali, workshop b2b, accordi con enti locali stranieri, promozione del brand regionale, assistenza alle PMI per adeguamento normativo, certificazioni, logistica.
Gli attori coinvolti riconoscono che le missioni all’estero sono costose e richiedono investimenti: non solo partecipazioni fieristiche, ma anche strutture organizzative, persone con competenze internazionali, capacità di gestione degli ordini, servizio post-vendita. Serve accompagnare le imprese con strumenti di supporto: finanziamenti per la partecipazione, fondi per la promozione, facilitazioni per l’accesso a contratti pubblici o privati esteri, condivisione di reti di contatti e infrastrutture per l’internazionalizzazione.
Un elemento di criticità che emerge è la dipendenza del Piemonte da mercati tradizionali e da comparti che stanno vivendo transizioni complesse. A essere particolarmente esposte sono le aziende del settore auto, che affrontano mutamenti tecnologici come l’elettrico, i vincoli climatici, la ristrutturazione delle catene di fornitura, costi dell’energia elevati. Anche la meccanica è influenzata da competizione globale, aumento dei costi logistici e difficoltà di accesso a materie prime.
Nel panorama nazionale emergono differenze regionali forti: mentre alcune regioni mostrano crescita consistente dell’export (Toscana, Lazio, Lombardia), Piemonte si inserisce fra quelle che contribuiscono negativamente alla dinamica nazionale, con cali più marcati rispetto alla media. Questo rende la ripresa dipendente anche dall’azione coordinata a livello statale ed europeo, non solo regionale.
Le imprese piemontesi guardano anche al valore aggiunto in termini di sostenibilità, qualità, marchi, specializzazione: i settori che resistono meglio sono quelli meno commoditized, o che offrono prodotti con design, con certificazioni, o che sono meno soggetti a oscillazioni delle materie prime. Il rilancio mediante le missioni estere punta esattamente su questi elementi: promuovere il “made in Piemonte” in senso di eccellenza, non solo quantità; valorizzare filiere come agroalimentare, metalli trasformati, tessile di alta qualità, componenti tecnologiche.
La sfida diventano tempi e concretezza: serve che le missioni estere siano pianificate non come attività di facciata ma come percorsi sostenuti nel tempo, misurati con indicatori chiari (numero di contratti generati, aumento esportazioni verso mercati target, ripresa settoriale), che le imprese partecipanti ricevano formazione e supporto, che le attività di internazionalizzazione siano integrate con politiche di innovazione, digitalizzazione, rafforzamento logistico, doganale e infrastrutturale. Inoltre la stabilità macroeconomica, il tasso di cambio, i costi dell’energia, la politica fiscale influiscono molto sulla competitività esterna: senza attenzione a questi elementi strutturali ogni sforzo potrebbe essere vanificato.

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