Energia, l’Italia sempre più dipendente dall’estero: gas e petrolio arrivano da Algeria, Azerbaigian e Libia, mentre cresce il ruolo del GNL via nave
- piscitellidaniel
- 17 ott
- Tempo di lettura: 4 min
L’Italia continua a essere fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, una condizione strutturale che negli ultimi anni ha imposto al Paese una profonda revisione delle proprie strategie di approvvigionamento. La crisi geopolitica scaturita dalla guerra in Ucraina e la progressiva riduzione delle forniture russe hanno modificato radicalmente la mappa dei partner energetici italiani, spingendo Roma a diversificare fonti, rotte e contratti. Oggi l’energia che alimenta famiglie, imprese e infrastrutture proviene in gran parte da un nuovo mix di Paesi: Algeria, Azerbaigian e Libia in testa, affiancati da una quota crescente di gas naturale liquefatto (GNL) importato via mare da Stati Uniti, Qatar e altri produttori globali.
Secondo le ultime analisi sul flusso delle forniture, il gas rappresenta ancora il cuore del sistema energetico italiano, coprendo oltre il 40% del fabbisogno complessivo nazionale. Dopo il drastico taglio delle importazioni dalla Russia, che fino al 2021 coprivano circa il 40% della domanda, la principale fonte di approvvigionamento è diventata l’Algeria. Dal gasdotto Transmed, che collega il Nord Africa alla Sicilia attraverso la Tunisia, arrivano oggi volumi superiori ai 25 miliardi di metri cubi all’anno, pari a oltre un terzo delle importazioni complessive. L’accordo strategico siglato tra Eni e Sonatrach ha rafforzato questa partnership, rendendo Algeri il primo fornitore di gas per l’Italia e uno dei pilastri della sicurezza energetica nazionale.
Al secondo posto si colloca l’Azerbaigian, grazie al gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP), operativo dal 2020, che trasporta gas dal Mar Caspio fino alla Puglia. Questo corridoio energetico ha assunto un ruolo strategico nel disegno di diversificazione dell’Europa meridionale, garantendo all’Italia circa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con potenzialità di incremento nel medio periodo. Il TAP rappresenta non solo un’infrastruttura energetica, ma anche un tassello politico della cooperazione tra l’Unione Europea e il Caucaso, destinato a rafforzarsi ulteriormente in vista della transizione verso fonti a minor impatto ambientale.
La Libia, terzo fornitore per volumi, continua a rivestire un ruolo importante nonostante le difficoltà politiche interne e le instabilità che caratterizzano il Paese. Il gasdotto Greenstream, che collega la costa libica a Gela, ha ripreso a funzionare con maggiore regolarità dopo anni di interruzioni e incertezze, garantendo flussi stabili che rappresentano una quota significativa del fabbisogno nazionale. Tuttavia, la situazione resta fragile e condizionata da fattori geopolitici che richiedono una costante attenzione diplomatica e industriale.
Accanto a queste fonti tradizionali, un ruolo sempre più centrale è assunto dal gas naturale liquefatto. Il GNL, trasportato via nave e rigassificato nei terminal italiani di Panigaglia, Livorno e Rovigo, rappresenta oggi circa un quarto delle importazioni totali di gas. Gli Stati Uniti sono diventati uno dei principali fornitori, grazie al boom dello shale gas e alla capacità di offrire contratti flessibili e competitivi. Anche il Qatar, storico esportatore di GNL, continua a rifornire regolarmente l’Italia, mentre si rafforzano i rapporti con produttori emergenti come Egitto e Nigeria. Il progetto del nuovo rigassificatore di Piombino, insieme al futuro impianto di Ravenna, punta a consolidare la capacità nazionale di ricezione del gas liquefatto, riducendo i rischi legati a eventuali interruzioni di fornitura via gasdotto.
Sul fronte petrolifero, l’Italia importa la quasi totalità del greggio che utilizza, con fornitori che includono Iraq, Arabia Saudita, Azerbaijan e Stati Uniti. Le raffinerie italiane, distribuite principalmente tra Sicilia, Sardegna e area padana, lavorano un mix di greggi di diversa provenienza per alimentare il fabbisogno interno di carburanti e prodotti chimici. Anche in questo segmento, la diversificazione è stata accelerata dalla necessità di sostituire le forniture russe, un processo che ha comportato costi logistici maggiori ma ha rafforzato la resilienza complessiva del sistema.
L’elettricità, invece, continua a dipendere in misura significativa dall’importazione di energia da Francia, Svizzera, Austria e Slovenia, grazie alle interconnessioni transfrontaliere. La Francia resta il principale esportatore verso l’Italia, grazie alla produzione nucleare, che consente di fornire energia a prezzi competitivi e stabili. Tuttavia, la crescente incidenza delle fonti rinnovabili nel mix nazionale – in particolare solare ed eolico – sta riducendo gradualmente la quota di elettricità importata, un trend che potrebbe rafforzarsi con gli investimenti in accumulo e reti intelligenti.
La strategia energetica italiana, nel suo complesso, punta a un equilibrio tra sicurezza delle forniture e accelerazione della transizione ecologica. Il governo ha fissato obiettivi ambiziosi per incrementare la quota di energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica, ma la dipendenza dalle importazioni resta elevata e difficile da ridurre nel breve termine. La geografia energetica dell’Italia riflette la posizione del Paese come hub naturale del Mediterraneo: un crocevia tra Nord Africa, Medio Oriente e Europa, in grado di gestire flussi di gas, petrolio e GNL attraverso una rete di infrastrutture capillare.
L’Eni continua a giocare un ruolo di primo piano in questa strategia, non solo come operatore industriale, ma anche come attore geopolitico. I nuovi accordi con Algeria, Libia e Congo confermano la volontà di costruire un “corridoio energetico meridionale” che permetta all’Italia di diventare il principale punto di ingresso del gas africano verso l’Europa. Parallelamente, il rafforzamento dei terminali GNL e l’espansione dei contratti con gli Stati Uniti e il Qatar garantiscono maggiore flessibilità e capacità di adattamento alle oscillazioni del mercato.
La sfida per il futuro sarà coniugare questa rete di approvvigionamenti con la progressiva decarbonizzazione del sistema energetico. L’obiettivo europeo di neutralità climatica entro il 2050 impone una riduzione delle fonti fossili, ma nel breve periodo il gas resta indispensabile per garantire la stabilità del sistema e sostenere la transizione verso un mix più verde. L’Italia si trova dunque in una posizione strategica ma complessa: un Paese di transito e di consumo, chiamato a bilanciare sicurezza, sostenibilità e competitività in uno scenario internazionale sempre più frammentato e in rapido cambiamento.

Commenti