Emissioni nocive, la nuova sfida dell’Unione europea: taglio del 90% entro il 2040 con margini di flessibilità
- piscitellidaniel
- 2 lug
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La Commissione europea ha presentato una proposta che mira a ridurre del 90% le emissioni nocive entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Si tratta di uno dei passi più ambiziosi mai compiuti dall’Unione in materia di politica ambientale, destinato a incidere profondamente su settori strategici come l’industria, i trasporti e l’energia. L’obiettivo è quello di consolidare la traiettoria verso la neutralità climatica al 2050, secondo gli impegni assunti con il Green Deal europeo, tenendo conto però anche delle esigenze di sostenibilità economica e delle differenze tra Stati membri.
Il piano presentato da Bruxelles prevede che ciascun Paese possa modulare il proprio percorso di decarbonizzazione in base al mix energetico, alla struttura produttiva e al livello di sviluppo industriale. L’elemento della flessibilità, inserito per evitare il rischio di polarizzazioni all’interno dell’Unione, prevede meccanismi di cooperazione tra Stati e un sistema di supporto tecnico e finanziario, alimentato da fondi europei e strumenti già esistenti come il Fondo per la transizione giusta e l’Innovation Fund. L’obiettivo è ridurre le emissioni in maniera equa, evitando impatti sociali sproporzionati sui lavoratori e sulle comunità più esposte al cambiamento.
Il taglio del 90% rispetto ai livelli del 1990 comporterebbe un'accelerazione significativa rispetto ai traguardi attuali. L’obiettivo 2030, che prevede una riduzione del 55%, rappresenta infatti una tappa intermedia di un percorso che, per essere completato, richiederà un ulteriore sforzo nella prossima decade. Il settore energetico sarà chiamato a un processo di trasformazione ancora più profondo: la progressiva dismissione delle fonti fossili dovrà accompagnarsi a un'espansione massiccia delle energie rinnovabili, a un rafforzamento della rete elettrica e a un incremento della capacità di accumulo. Bruxelles stima che gli investimenti pubblici e privati necessari per raggiungere il target 2040 ammonteranno a circa 620 miliardi di euro l’anno.
Un altro nodo centrale riguarda il settore dei trasporti, dove l’UE intende accelerare il passaggio alla mobilità elettrica e a idrogeno verde, riducendo drasticamente l’uso dei carburanti fossili. Per l’industria automobilistica, ciò significherà una completa riconversione della filiera, con implicazioni rilevanti in termini occupazionali e di ricerca. Gli incentivi previsti a livello europeo punteranno a sostenere la produzione interna di batterie, semiconduttori e componenti strategici, riducendo la dipendenza da fornitori extra-UE. Anche il trasporto pesante e quello aereo saranno coinvolti, con l’introduzione di standard più stringenti sulle emissioni e di nuovi meccanismi di scambio delle quote di CO₂.
La Commissione ha inoltre dedicato particolare attenzione al comparto industriale, tradizionalmente più difficile da decarbonizzare. Qui il pacchetto di misure propone un mix tra regolamentazione e incentivi: da un lato l’estensione del sistema ETS (Emission Trading System), che fissa un prezzo per le emissioni e ne limita progressivamente la quantità disponibile; dall’altro, un rafforzamento degli strumenti per la promozione di tecnologie low-carbon, come l’idrogeno rinnovabile, la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) e le soluzioni circolari per l’uso delle materie prime. Le imprese più esposte alla concorrenza internazionale potranno beneficiare di regole speciali per evitare delocalizzazioni.
Il piano dell’UE tiene conto anche dell’impatto sulle famiglie e sui cittadini. Le misure previste comprendono un ampliamento del Social Climate Fund, destinato a sostenere i nuclei familiari vulnerabili, ad esempio per l’acquisto di auto elettriche o per la ristrutturazione energetica degli edifici. Il principio guida è quello della transizione equa, secondo cui il costo della decarbonizzazione non deve ricadere in modo sproporzionato sui ceti meno abbienti. L’UE prevede anche un ruolo più attivo per le città, incoraggiando politiche urbane integrate che riducano il traffico, migliorino la qualità dell’aria e favoriscano la mobilità sostenibile.
Sul piano politico, la proposta sarà oggetto di un lungo negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio. Alcuni Paesi dell’Est Europa hanno già espresso riserve, temendo che i costi della transizione siano troppo elevati rispetto ai benefici immediati. Anche alcune associazioni industriali hanno chiesto più tempo per adattarsi alle nuove regole. D’altro canto, diverse capitali europee, tra cui Berlino, Parigi e Roma, hanno accolto con favore la proposta, riconoscendole il merito di fissare una direzione chiara per l’economia del futuro. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che la sfida ambientale è anche un’opportunità per rilanciare la competitività europea nel mondo e creare nuovi posti di lavoro nei settori verdi.
La proposta della Commissione rappresenta il primo passo concreto per tradurre in atti il target climatico al 2040, previsto dal quadro normativo del Green Deal. Dopo il via libera politico da parte degli Stati membri, seguirà una fase di implementazione tecnica che coinvolgerà anche le autorità nazionali, le imprese, i sindacati e la società civile. L’Unione europea, nel frattempo, punta a presentare il proprio piano come modello globale alla prossima conferenza ONU sul clima, nel tentativo di mantenere un ruolo guida nella lotta contro il cambiamento climatico.

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