Dalla zuppa di vongole ai prodotti essenziali: l’effetto delle tensioni commerciali sui prezzi Amazon negli Stati Uniti
- piscitellidaniel
- 22 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Negli Stati Uniti, numerosi consumatori stanno assistendo a un incremento visibile dei prezzi su Amazon per una vasta gamma di beni di prima necessità. Dai generi alimentari come la zuppa di vongole in scatola e i brodi confezionati, fino a prodotti tecnologici e articoli per la casa, i rincari stanno colpendo fasce sempre più ampie del mercato. A suscitare attenzione è la decisione, sperimentale e circoscritta, da parte della piattaforma di e-commerce di segnalare esplicitamente l’effetto dei dazi doganali sul prezzo finale di alcuni prodotti, un’azione che ha generato reazioni sia politiche sia commerciali.
L’indicazione, secondo alcune fonti interne, è apparsa in forma sperimentale sul sito low-cost del gruppo, Amazon Haul, e avrebbe mostrato la voce “dazi” direttamente nel dettaglio prezzo. Anche se la funzione è poi scomparsa e Amazon ha smentito che l’iniziativa sia stata ufficialmente approvata o introdotta sulla piattaforma principale, la notizia ha comunque attirato l’attenzione della Casa Bianca. Portavoce vicini all’amministrazione Trump hanno accusato Amazon di condurre una campagna indiretta contro la politica tariffaria, paventando l’uso strumentale della trasparenza dei prezzi per fini politici in un momento di campagna elettorale.
Alla base del fenomeno c’è l’effetto a cascata dei dazi introdotti negli ultimi anni contro prodotti cinesi e, in alcuni casi, contro importazioni provenienti da altri paesi. Secondo uno studio condotto da Traject Data e pubblicato dal Wall Street Journal, Amazon ha aumentato i prezzi di circa 1.200 articoli di uso quotidiano nei primi mesi del 2025, mentre concorrenti diretti come Walmart hanno invece mantenuto i propri prezzi stabili o addirittura leggermente ridotti. In particolare, il settore degli alimenti ha subito aumenti medi del 6%, con punte che hanno toccato anche il 30% per alcuni articoli soggetti a dazi specifici o prodotti con materie prime colpite da rincari.
Tra gli esempi citati, la celebre zuppa di vongole Campbell’s è diventata un simbolo del fenomeno. Nonostante il produttore non abbia modificato i prezzi di vendita all’ingrosso, il prodotto ha visto aumenti significativi sul portale Amazon. In altri casi, come quello degli accessori per la casa prodotti dalla Dayglow, l’impatto dei dazi è stato ancora più evidente: l’azienda ha dichiarato che l’aumento delle tariffe su acciaio e alluminio ha costretto a raddoppiare il prezzo al dettaglio per coprire i costi. Un articolo che prima costava 9,31 dollari ha raggiunto i 19,99 dollari dopo l’introduzione dei nuovi dazi.
Amazon, da parte sua, ha ribadito che i prezzi vengono determinati dai singoli venditori e che la piattaforma applica una politica di concorrenza che scoraggia gli aumenti non giustificati. Tuttavia, i venditori terzi che costituiscono la maggior parte del marketplace sono spesso costretti ad aumentare i prezzi per rimanere in attivo, specialmente quando le tariffe doganali colpiscono in maniera diretta le componenti o i prodotti finiti da loro distribuiti.
Le dinamiche sono complesse e coinvolgono anche la struttura interna della piattaforma. Amazon utilizza un sistema di gestione del prezzo che premia le offerte più vantaggiose con la visibilità nella “Buy Box”, la sezione principale da cui partono la maggior parte delle vendite. Questo meccanismo spinge i venditori a mantenere margini bassi, ma allo stesso tempo rende difficile assorbire costi aggiuntivi senza perdere competitività. Quando i costi di importazione aumentano bruscamente, i venditori devono scegliere se accettare margini più bassi o aumentare i prezzi rischiando di perdere visibilità e volume di vendite.
Nel frattempo, una parte crescente di consumatori ha iniziato ad anticipare gli acquisti per evitare ulteriori rincari. Secondo quanto dichiarato dal CEO Andy Jassy, Amazon ha osservato una crescita nelle vendite di prodotti che potrebbero essere colpiti da nuovi dazi, un fenomeno definito “rush tariffario”, che avviene ogni volta che si teme un imminente aggravio fiscale sull’import. Alcune categorie merceologiche, in particolare elettronica di consumo, abbigliamento e articoli per la casa, stanno registrando aumenti anche nelle vendite proprio in funzione di questo comportamento difensivo da parte degli acquirenti.
Sul fronte logistico, Amazon ha iniziato a modificare la sua strategia. Una delle contromisure adottate è stata l’incremento delle scorte nei magazzini statunitensi, in modo da importare in anticipo rispetto all’entrata in vigore dei dazi e vendere i prodotti a condizioni più vantaggiose. Ma si tratta di una soluzione a breve termine: una volta esaurite le scorte, i nuovi acquisti ricadranno integralmente sotto il peso delle nuove tariffe doganali.
Anche sul piano internazionale si registrano ripercussioni. Le misure adottate dagli Stati Uniti stanno già generando reazioni da parte dei partner commerciali. L’Unione Europea, in particolare, sta valutando la possibilità di introdurre dazi di ritorsione su una serie di prodotti statunitensi, che potrebbero colpire settori come l’agroalimentare, l’industria tessile e i beni di consumo. In parallelo, il confronto commerciale tra Stati Uniti e Cina rimane acceso, con minacce reciproche di nuovi aumenti tariffari su migliaia di categorie merceologiche.
Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalle recenti modifiche alle soglie doganali per gli acquisti online internazionali. Le piattaforme concorrenti di Amazon, come Temu e Shein, hanno già visto riduzioni nei vantaggi fiscali che permettevano di mantenere prezzi estremamente bassi per gli acquirenti statunitensi. L’aumento dei costi doganali per queste piattaforme si sta traducendo in un rientro dei prezzi verso livelli più alti, riducendo il divario con Amazon ma accentuando la pressione inflazionistica complessiva sul mercato dei beni di consumo.
Tutto ciò avviene in un contesto economico ancora fragile. Nonostante l’inflazione core negli Stati Uniti sia rimasta stabile nel primo semestre del 2025, il confronto con l’andamento dei prezzi nei marketplace online suggerisce una dinamica di fondo che rischia di aggravarsi. L’interazione tra dazi, comportamento dei venditori, strategie delle piattaforme e scelte dei consumatori genera un sistema complesso in cui ogni intervento politico o doganale ha effetti immediati sulla vita quotidiana delle famiglie.
Il caso della zuppa di vongole, da alimento base della dieta americana a esempio mediatico di una trasformazione commerciale, è emblematico di come tensioni internazionali e strategie aziendali possano riflettersi direttamente sugli scaffali virtuali. Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali statunitensi, il tema dei prezzi e dei dazi tornerà al centro del dibattito pubblico, mentre le grandi piattaforme come Amazon si trovano a operare in un equilibrio sempre più instabile tra politica, concorrenza e sostenibilità economica.

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