Dal Salone del Risparmio 2025, un messaggio chiaro: il risparmio degli italiani è una leva potente per la crescita del Paese
- piscitellidaniel
- 17 apr 2025
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Milano, aprile 2025. Il Salone del Risparmio ha aperto le porte alla sua quindicesima edizione con un messaggio tanto semplice quanto potente: l’Italia ha una miniera di opportunità ancora troppo poco sfruttata, ed è quella rappresentata dal risparmio delle famiglie. Ma perché questo capitale privato resti vivo, utile e generativo, serve un patto nuovo tra istituzioni, industria e cittadini.
Per tre giorni, negli spazi dell’Allianz MiCo, sono transitati oltre 18.000 professionisti, rappresentanti del mondo finanziario, stakeholder pubblici e privati, giovani investitori e studenti. È stata un’edizione da record, in termini di presenze e attenzione mediatica, e non solo per i numeri. L’edizione 2025 ha segnato un cambio di passo nei toni e nei contenuti, con una narrazione più decisa sulla centralità del risparmio gestito per il rilancio dell’Italia.
Il primo a lanciare un segnale netto è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto nella plenaria di apertura. Il risparmio privato – ha detto – può e deve diventare il carburante per alimentare la crescita produttiva del Paese. Ma servono regole stabili, uno sguardo lungo, e un’industria del risparmio pronta ad accompagnare famiglie e imprese con strumenti semplici, trasparenti ed efficienti.
Un concetto ripreso con forza anche da Maria Luisa Gota, presidente di Assogestioni. La sua visione si è articolata su tre assi: capitale paziente, longevità, innovazione. L’industria del risparmio gestito, ha spiegato, ha ormai raggiunto una massa critica – oltre 2.500 miliardi di euro di patrimonio – che deve essere messa a sistema in modo più intelligente. Non si tratta solo di raccogliere fondi, ma di allocarli bene: nei progetti infrastrutturali, nella sostenibilità, nelle nuove tecnologie, nel supporto alle imprese italiane.
Tra le novità emerse al Salone, c’è il crescente interesse verso il ruolo della digitalizzazione e delle tecnologie emergenti. L’intelligenza artificiale, la tokenizzazione degli asset, l’open finance e il futuro dell’euro digitale non sono più scenari astratti, ma capitoli centrali del futuro della gestione del risparmio. Gli operatori hanno discusso di come queste innovazioni stiano cambiando il rapporto tra intermediari e risparmiatori, spostando il baricentro sempre più verso l’accessibilità, la personalizzazione, la trasparenza.
Non è mancato lo spazio per un confronto serrato su previdenza e formazione. Il secondo pilastro pensionistico, su cui l’Italia è ancora indietro rispetto agli standard europei, è stato al centro di più panel. C’è consapevolezza che senza un salto culturale e normativo, la previdenza complementare non potrà mai giocare quel ruolo di cuscinetto che la demografia italiana impone. Servono incentivi fiscali più chiari, adesione automatica, e soprattutto alfabetizzazione finanziaria diffusa. Per questo, molte delle iniziative collaterali del Salone hanno coinvolto scuole e università.
Un altro fronte emerso con forza è quello della partecipazione femminile. Il risparmio delle donne, la loro propensione a investire, la loro visione di lungo termine, sono ancora sottovalutati dal mercato. Il tema dell’inclusione di genere nella finanza è stato trattato con toni concreti, e molti gestori hanno annunciato l’intenzione di lanciare prodotti dedicati, orientati al life planning, alla protezione del capitale, al supporto alle imprese femminili.
Sul fronte istituzionale, infine, si è parlato della necessità di riformare il perimetro regolatorio europeo per facilitare l’accesso ai fondi comuni da parte di un pubblico più ampio. La spinta verso una vera Capital Markets Union resta un obiettivo condiviso, ma i tempi sono lunghi, e l’industria italiana si mostra pronta a muoversi anche in autonomia per semplificare prodotti, costi e distribuzione.
Il Salone del Risparmio 2025 non è stato un semplice evento di settore, ma una dichiarazione d’intenti: l’Italia può ripartire da ciò che ha già – un risparmio privato tra i più alti al mondo – e metterlo al servizio del futuro. Ma per farlo servono regole più semplici, fiducia nel mercato, e un nuovo patto educativo tra finanza e cittadini. Tutto il resto è solo questione di tempo.


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