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Criptovalute e avvertimenti allarmanti: Consob e autorità Ue mettono in guardia contro un mercato che brilla ma nasconde insidie

Il recente monito lanciato da Consob e dalle autorità europee nei confronti dei risparmiatori che investono in criptovalute ribadisce una questione già nota ma oggi più urgente: le criptovalute sono strumenti a rischio elevato, poco tutelati, esposti alla speculazione e soggetti a instabilità drammatica. In un contesto in cui l’interesse degli investitori retail è in forte crescita, e dove alcune criptovalute hanno segnato rialzi vertiginosi, le autorità sottolineano che la protezione e la trasparenza sono ancora carenti, e che la stessa normativa europea, pur recente, non garantisce gli stessi diritti che si applicano ai prodotti finanziari tradizionali.


Consob — insieme alle sue controparti europee — richiama l’attenzione sui rischi strutturali del mercato cripto: l’estrema volatilità dei prezzi, la possibilità di perdite totali del capitale, la scarsa trasparenza delle transazioni e l’assenza di meccanismi compensativi per i risparmiatori. Il confronto con strumenti classici come azioni, obbligazioni o fondi comuni è squilibrato: per questi ultimi esistono regole, controlli, obblighi informativi e tutele che nella sfera cripto restano largamente assenti. Le autorità insistono: chi decide di allocare parte del proprio patrimonio in asset digitali deve farlo soltanto con somme che è disposto a perdere.


Il quadro normativo europeo ha compiuto un passo in avanti con l’entrata in vigore del regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), che mira a disciplinare emissione, trading e prestazioni di servizi legati alle valute digitali. Tuttavia, anche con questa cornice normativa — che è diventata operativa in Europa nel corso del 2024 — rimangono zone grigie e limiti significativi su cui le autorità vigilano con cautela. Le misure introdotte non coprono ogni tipo di rischio, in particolare quelli legati ai sistemi informatici, alle piattaforme non regolamentate, agli operatori extra-UE e alle dinamiche di governance dei token più complessi. E, soprattutto, non prevedono automaticamente forme di risarcimento per chi subisce perdite a causa di eventi avversi legati al mercato cripto.


Il rischio sistemico viene evocato con parole nette: il presidente di Consob ha più volte paragonato il fenomeno delle criptovalute alla crisi dei mutui subprime del 2008, ipotizzando che una bolla insostenibile possa generare effetti a catena non solo su chi ha investito, ma sull’intero sistema finanziario. In alcuni interventi, Savona ha definito le crypto come una "faglia tellurica" nel tessuto finanziario esistente, capace di scosse improvvise e inaspettate che minacciano l’equilibrio economico consolidato.


In parallelo, le autorità nazionali come Consob si sono associate con controparti come l’AMF francese e la FMA austriaca per sollecitare un rafforzamento del coordinamento europeo nella vigilanza delle criptoattività. Le differenze nei regimi di supervisione tra Stati membri, affermano le autorità, generano spazi di arbitraggio regolamentare e rischi per i risparmiatori se operatori meno rigorosi offrono servizi digitali a clientela europea da giurisdizioni con standard più deboli. In questo senso, è stato chiesto che Esma, l’autorità europea per i mercati finanziari, assuma un ruolo diretto nella supervisione dei principali operatori cripto con portata transnazionale.


Un nodo centrale che le autorità evidenziano è il ruolo ambiguo dei derivati legati alle criptovalute. Molti investitori, attirati dai profitti potenziali amplificati, utilizzano contratti futures, opzioni e altri strumenti a leva su asset digitali. Questo amplifica i rischi: non solo la perdita del capitale può superare l’investimento originario, ma l’uso di leve espone ai turbo-effetti delle oscillazioni di prezzo. Consob e associazioni dei consumatori mettono in guardia che i derivati cripto sono tra i segmenti più insidiosi, e la trasparenza sulle condizioni dei contratti è spesso scarsa.


Va inoltre considerata la questione delle piattaforme cripto che operano da giurisdizioni extra-UE: molte non sono soggette al regolamento MiCA, ma offrono servizi a utenti europei. Questo crea un gap di protezione: i meccanismi di vigilanza non sempre possono intervenire nei confronti di operatori senza legale presenza europea, con conseguenze pratiche per il recupero di fondi o l’azione legale contro soprusi.


In questo contesto, i messaggi che arrivano da Consob e dalle autorità europee sono ripetuti e insistenti: informarsi, non lasciarsi prendere dall’euforia del guadagno facile, esporsi con cautela e definire soglie massime d’investimento personale. Non è un invito generico, ma una raccomandazione pratica: chi ha criptovalute deve essere consapevole dei rischi, usare piattaforme affidabili, diversificare e non allocare risorse che compromettono la propria stabilità finanziaria.


Il mercato delle criptovalute potrà evolvere — e con esso le tutele — ma per ora rimane segnato da un forte squilibrio tra potenziale rendimento e vulnerabilità. L’avvertimento delle autorità non è un atto restrittivo, ma uno strumento di consapevolezza per evitare che l’onda digitale travolga risparmiatori impreparati.

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