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Cresce l’occupazione in Italia: a luglio 218mila occupati in più su base annua secondo l’Istat

Il mercato del lavoro italiano registra un andamento positivo nel mese di luglio, con una crescita occupazionale che ha superato le attese. Secondo i dati resi noti dall’Istat, il numero degli occupati è aumentato di 218mila unità rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, segnando un incremento dello 0,9%. Si tratta di un segnale di consolidamento dell’andamento già rilevato nei mesi precedenti, in un contesto economico caratterizzato da inflazione contenuta, timidi segnali di ripresa dei consumi interni e una tenuta sorprendente del comparto dei servizi.


Il tasso di occupazione complessivo si attesta al 61,5%, in lieve aumento rispetto al mese precedente. Parallelamente, il tasso di disoccupazione è sceso al 7,3%, con un calo dello 0,1% su base mensile. Ancora più significativo è il dato sulla disoccupazione giovanile, che si attesta al 20,8%, registrando una contrazione di tre decimi rispetto al mese di giugno.


A trainare la dinamica positiva sono stati principalmente i contratti a tempo indeterminato, che mostrano una crescita solida in linea con le misure adottate negli ultimi mesi per incentivare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Le trasformazioni di contratti a termine in rapporti stabili risultano in aumento, in particolare nei settori del commercio, dell’accoglienza turistica e dei servizi alle imprese. Anche il lavoro autonomo mostra segnali di espansione, con circa 45mila unità in più rispetto a luglio 2024.


L’incremento dell’occupazione ha riguardato prevalentemente le fasce d’età centrali, in particolare tra i 35 e i 54 anni, ma si è osservato un lieve recupero anche nella fascia 25–34 anni, tradizionalmente più esposta a forme contrattuali precarie. L’occupazione femminile continua a crescere, anche se a ritmi inferiori rispetto a quella maschile. Il tasso di occupazione delle donne si attesta al 52,3%, in lieve miglioramento, ma ancora distante dal livello europeo medio.


Per quanto riguarda le aree geografiche, il Nord Italia continua a registrare i livelli occupazionali più elevati, con tassi di occupazione prossimi al 68%. Il Centro mostra un andamento stabile, mentre il Mezzogiorno conferma un divario strutturale, con un tasso di occupazione che si ferma al 48%, nonostante un incremento di oltre 30mila unità rispetto a luglio dello scorso anno. La ripresa del settore turistico ha contribuito in maniera significativa alla crescita dell’occupazione nel Sud, soprattutto nei mesi estivi.


Il tasso di inattività, indicatore che misura la quota di popolazione tra i 15 e i 64 anni che non lavora né cerca attivamente lavoro, è sceso al 33,1%, con un calo consistente tra le donne e tra i più giovani. Questo dato è particolarmente rilevante in quanto indica un miglioramento nel grado di partecipazione al mercato del lavoro da parte di fasce che tradizionalmente mostrano minore presenza attiva.


L’analisi per settore economico evidenzia incrementi significativi nell’industria manifatturiera, nei servizi alla persona, nella ristorazione e nel comparto turistico. Leggera flessione si registra nel settore agricolo, dove il calo della manodopera stagionale è stato più marcato rispetto agli anni passati. L’edilizia, dopo un biennio di crescita impetuosa sostenuta dai bonus fiscali, mostra segnali di rallentamento, ma il livello occupazionale resta comunque superiore ai livelli pre-pandemia.


Sotto il profilo contrattuale, le attivazioni mensili mostrano una leggera flessione dei contratti a termine di breve durata, compensata dall’incremento di quelli a durata superiore ai 12 mesi. Continua inoltre a crescere la quota di contratti part-time involontari, che rappresentano una criticità strutturale del mercato del lavoro italiano, in particolare tra le lavoratrici e nei servizi a bassa qualificazione.


Nel complesso, il quadro restituito dall’Istat è quello di un mercato del lavoro in evoluzione, sostenuto da dinamiche di stabilizzazione e da una crescente domanda nei settori legati ai servizi e al turismo. Tuttavia, persistono elementi di fragilità, tra cui il divario territoriale, la sotto-occupazione e la persistenza del part-time involontario. Anche la qualità dell’occupazione resta un nodo centrale, con molti lavoratori inseriti in posizioni a basso salario e scarsa tutela contrattuale.


Il miglioramento degli indicatori di luglio si inserisce in un contesto macroeconomico che resta complesso, ma dove le politiche attive del lavoro, gli incentivi alle assunzioni e i meccanismi di formazione continua iniziano a mostrare effetti tangibili. Secondo molti analisti, sarà fondamentale verificare la tenuta di questi numeri nella seconda metà dell’anno, quando la spinta stagionale si attenuerà e torneranno centrali le dinamiche strutturali del sistema produttivo italiano.

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