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Contratti gomma-plastica, occhiali, lavanderie: richieste in aumento superiori a 200 euro per fronteggiare l’inflazione salariale

L’impulso verso incrementi salariali significativi nei rinnovi contrattuali sta attraversando diversi comparti produttivi, dalla gomma-plastica ai settori degli occhiali e delle lavanderie. Le richieste sindacali prevedono aumenti che in molti casi superano i 200 euro lordi mensili, con l’obiettivo di riconquistare potere d’acquisto, assorbire l’impatto dei costi energetici e contrastare l’erosione salariale che da anni grava sui redditi da lavoro dipendente. Il tema è al centro dei tavoli negoziali nazionali e ai vertici delle piattaforme sindacali per il triennio di rinnovo.


Nel comparto gomma-plastica, che interessa circa 165.000 lavoratori in oltre 3.800 imprese, le organizzazioni sindacali Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno già avanzato la loro piattaforma rivendicativa per il triennio 2026-2028, incluse richieste economiche rilevanti. In particolare, si propone un aumento retributivo complessivo (Trattamento Economico Complessivo, TEC) pari a 235 euro lordi al livello F, con la revisione del sistema salariale medio di riferimento. Questa richiesta fa da cornice alle pressioni già in corso su altri settori, ed è motivata dalla necessità di recuperare terreno rispetto a inflazione, rincari energetici e costi dei materiali.


Non si tratta di un fenomeno isolato: analoghe spinte salariali si manifestano anche in comparti come occhiali (lunetteria/ottica) e lavanderie industriali, dove i lavoratori denunciano turni estenuanti, costi di gestione crescenti e salari che faticano a tenere il passo dei prezzi. In queste filiere, si segnalano richieste di aumenti superiori ai 200 euro per mettere le buste paga in linea con le esigenze del tempo. Le aziende, tuttavia, pongono resistenze legate alla sostenibilità economica, alla competizione internazionale e agli investimenti in tecnologia.


Nel settore gomma-plastica, l’attuale CCNL (contratto collettivo nazionale di lavoro) è quello sottoscritto il 26 gennaio 2023, con validità fino al 31 dicembre 2025. Lo schema di aumento prevede tre tranche: +61 € dal 1° gennaio 2023, +45 € dal 1° gennaio 2024 e +47 € dal 1° aprile 2025, per un montante complessivo pari a 167 € per i minimi tabellari, integrando indennità contrattuali come EDR e contingenza. Le nuove richieste sindacali puntano a superare ulteriormente quel livello, in risposta alla pressione dei costi.


Le difficoltà negoziali emergono anche dal confronto tra le parti: le imprese insistono affinché gli aumenti non compromettano la redditività, specie per le piccole e medie aziende esposte a materie prime volatili e consumi energetici elevati. In molti casi, le aziende propongono piani dilazionati, clausole di adeguamento automatico (indexing) o maggior coinvolgimento dei fondi bilaterali per mitigare l’impatto. I sindacati, al contrario, chiedono aumenti che abbiano un valore reale immediato per i lavoratori, accompagnati da rafforzamenti normativi su welfare, turnazioni, salute e sicurezza.


La contrattazione nei settori della lavanderia industriale e del settore ottico / occhiali, che spesso risente di pressioni da parte di commesse pubbliche, appalti e costi di gestione elevati, vede oggi una fase di conflitto più accentuata: le imprese lamentano margini ridotti e competizione internazionale, mentre i lavoratori chiedono compensi dignitosi per condizioni operativamente gravose. In questi ambiti, le richieste salariali si inseriscono in piattaforme negoziali che includono anche miglioramenti normativi: flessibilità, orari, riconoscimenti per turni notturni, welfare e formazione. Anche qui, dunque, la soglia “oltre 200 euro” emerge come elemento identitario del conflitto contrattuale.


Il confronto tra domanda e offerta contrattuale si articola su vari livelli: non solo incrementi salariali, ma anche definizione di criteri di perequazione, indicizzazione parziale, coinvolgimento dei fondi contrattuali per ridurre la carica immediata sulle imprese, e monitoraggio dei dati inflazionistici e dei costi energetici in corso d’opera. Alcuni contratti prevedono osservatori settoriali o rivisitazioni automatiche in corso di contratto, altre ipotesi avanzano meccanismi di tutela retributiva residua in caso di shock negativi.


Gli aspetti simbolici e operativi del negoziato sono ugualmente rilevanti. Le richieste di aumenti consistenti sono usate come leva per sollecitare il rilancio del ruolo della contrattazione nazionale rispetto agli accordi aziendali e territoriali. I sindacati propongono che questi aumenti non siano “una tantum”, ma entrino stabilmente nel minimo retributivo. Ciò impone che ogni accordo contrattuale includa tutele contro il declino del potere d’acquisto e meccanismi di adeguamento automatico.


Sul versante imprenditoriale, le aziende denunciarono che ogni aumento va bilanciato con margini operativi, efficienza, innovazione tecnologica e sostenibilità complessiva. La contrattazione diventa così luogo di equilibrio fra la rivendicazione sociale e la capacità di sopravvivenza economica. Le imprese chiedono che gli aumenti siano graduati, compatibili, con misure di compensazione (welfare contrattuale, produttività, incentivi) e che siano accompagnati da investimenti che generino valore aggiunto nei processi produttivi.


Lo scenario negoziale si pone quindi come banco di prova per il sistema delle relazioni industriali: se le richieste superiori a 200 euro troveranno accoglimento, il modello contrattuale nazionale può riconquistare peso e credibilità. In caso contrario, aumenterà il rischio che i lavoratori vedano la contrattazione come inefficace e che predomini l’arbitrio aziendale o la competizione interna tra accordi di secondo livello.


Il conflitto contrattuale fra richieste aggressive e limiti aziendali si cronicizza, ma si arricchisce di contenuto strutturale. Le piattaforme contrattuali non chiedono solo aumenti, ma rivendicano una visione sistemica: politiche industriali favorevoli, sostegno alle filiere energivore, strumenti contro la precarietà, modernizzazione tecnologica e spinta formativa che renda sostenibili le richieste salariali nel tempo.


La trattativa che si apre nei prossimi mesi sarà decisiva non solo per i livelli economici — l’asticella dei 200 euro appare oggi simbolo della contrattazione ridiventata centrale — ma per il modello complessivo delle relazioni industriali italiane, in cui salario, dignità del lavoro e sostenibilità economica tentano nuovamente di trovare un punto d’incontro.

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