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Borse europee incerte a fine settembre: Milano resiste con il balzo di Azimut

L’ultima seduta di settembre si è aperta con un clima di debolezza sulle principali piazze finanziarie europee. I mercati, condizionati dalle incertezze macroeconomiche e dalla volatilità delle materie prime, hanno mostrato un avvio sottotono, con indici in leggero calo sia a Parigi che a Francoforte. Milano ha seguito la tendenza iniziale, salvo distinguersi per il forte rimbalzo di Azimut, che ha catturato l’attenzione degli investitori e mitigato parzialmente il segno negativo complessivo.


Il Ftse Mib ha oscillato tra ribassi contenuti e tentativi di risalita, riflettendo un quadro generale in cui prevale l’attesa per le prossime mosse delle banche centrali. Il dibattito sulla traiettoria dei tassi di interesse resta aperto: da un lato, la Federal Reserve lascia intendere che il ciclo restrittivo sia ormai vicino al termine; dall’altro, la Banca Centrale Europea continua a monitorare inflazione e crescita, senza fornire indicazioni univoche. Questo scenario alimenta prudenza, con volumi ridotti e scarsa propensione al rischio.


Azimut ha brillato con un rialzo significativo, sostenuto da operazioni straordinarie e da prospettive di raccolta superiori alle attese. La performance ha compensato le difficoltà di altri titoli del comparto finanziario, come le banche, penalizzate dalle prese di beneficio dopo i guadagni dei giorni precedenti. Il movimento sul titolo della società di gestione patrimoniale è stato interpretato come segnale della fiducia del mercato sulla capacità del gruppo di rafforzare il posizionamento internazionale e di diversificare ulteriormente i ricavi.


Il settore energetico ha mostrato un andamento contrastato. I prezzi del petrolio, tornati a oscillare sopra gli 82 dollari al barile, hanno favorito i titoli legati agli idrocarburi, mentre le utilities hanno sofferto per la prospettiva di margini sotto pressione e possibili interventi regolatori. Sui mercati obbligazionari, lo spread Btp-Bund è rimasto stabile attorno ai 132 punti base, confermando che, al netto della volatilità azionaria, non si registrano tensioni particolari sulla percezione del debito italiano.


Le borse europee hanno risentito anche del rallentamento dell’economia tedesca, confermato dagli ultimi dati sulla produzione industriale, e delle incertezze legate alla domanda globale. L’export resta debole e la fiducia delle imprese in Germania non accenna a migliorare, frenando gli acquisti sul Dax. A Parigi, invece, il Cac 40 ha scontato il calo di alcuni titoli industriali, mentre il comparto del lusso ha continuato a subire prese di profitto dopo i forti rally estivi.


La giornata si colloca in un contesto internazionale complesso. Negli Stati Uniti gli operatori guardano ai dati sull’inflazione Pce, riferimento chiave per la Fed, mentre in Asia la chiusura è stata altalenante, con Tokyo in lieve progresso e Hong Kong appesantita dalle incertezze immobiliari cinesi. In generale, i mercati globali restano alla ricerca di nuovi catalizzatori, in un quadro in cui la crescita rallenta e l’inflazione si avvicina ai target senza però lasciare spazio a politiche monetarie espansive immediate.


L’attenzione degli investitori si sposta ora su ottobre, mese tradizionalmente caratterizzato da alta volatilità e che quest’anno sarà particolarmente importante per via delle trimestrali delle principali società quotate. A Milano, la performance di Azimut ha offerto un segnale di resilienza, ma resta da verificare se basterà a trainare l’intero listino in un contesto di cautela e timori macroeconomici.

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