Arpinge investe 80 milioni per quattro impianti di biometano in Sicilia e Basilicata: strategia, impatti e sfide del “verde che si fa infrastruttura”
- piscitellidaniel
- 25 set
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Il gruppo Arpinge ha recentemente perfezionato un’operazione di project financing da 80 milioni di euro per realizzare un portafoglio di quattro impianti di biometano nelle regioni meridionali di Sicilia e Basilicata. L’iniziativa si inserisce in un più ampio disegno di mobilitazione di capitali privati verso la transizione energetica e la valorizzazione delle filiere locali: è una mossa che coniuga obiettivi ambientali, autonomia energetica e sviluppo territoriale.
Secondo quanto reso noto, gli impianti saranno alimentati da sottoprodotti agricoli e reflui zootecnici, con una capacità prevista per ciascuna unità di circa 500 Sm³/g. Uno degli impianti sarà ubicato nella provincia di Potenza (Basilicata), mentre gli altri tre saranno dislocati in Sicilia, nelle province di Catania e Messina. A regime, l’intero sistema potrà produrre oltre 16 milioni di metri cubi di biometano, evitando emissioni stimate in oltre 75.000 tonnellate di CO₂ equivalenti ogni anno.
L’operazione è stata strutturata da UniCredit, che partecipa con circa 75 milioni, e Banca Ifigest con i restanti 5 milioni, con ruoli organizzativi distinti: UniCredit funge da Global Coordinator, Lead Arranger, Banca Agente e banca per le coperture finanziarie, mentre Ifigest agisce come finanziatore secondario. Arpinge, dal canto suo, si conferma nel ruolo di promotore-investitore—società partecipata da casse previdenziali professionali (quali Inarcassa, Cassa Geometri e Eppi)—attiva nella realizzazione e nella gestione di infrastrutture in ottica sostenibile.
Questa operazione rappresenta un punto di svolta per il gruppo Arpinge: i nuovi impianti vanno ad aggiungersi a una pipeline già orientata alla sostenibilità ambientale. Il gruppo ha dichiarato che la propria filiera energetica è costituita al cento per cento da fonti rinnovabili, e che gli asset attuali evitano emissioni equivalenti a circa 100.000 tonnellate di gas serra all’anno. In prospettiva, con lo sviluppo del segmento biometano, Arpinge stima di poter immettere nella rete nazionale fino a 30 milioni di metri cubi annui, oltre a produrre compost per migliorare la fertilità di migliaia di ettari di terreno agricolo.
La localizzazione degli impianti nel Sud Italia è un elemento strategico non secondario. Le regioni meridionali — in particolare Sicilia e Basilicata — dispongono di un ricco capitale agricolo, di allevamenti e di biomasse residuali che possono alimentare il ciclo del biometano. In questo senso, l’investimento Arpinge intende creare un ponte tra il potenziale del territorio e le esigenze energetiche di un Paese che punta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e a raggiungere gli obiettivi climatici. Il biometano prodotto potrà contribuire a coprire parte del fabbisogno dei consumi locali, sostenere l’industria agricola e ridurre le importazioni di gas naturale.
Un altro aspetto di rilievo è l’effetto indotto sull’economia locale: costruzione, manutenzione, servizi logistici e approvvigionamenti di macchinari e materiali potrebbero generare occupazione e attivare una filiera verde che va oltre l’energia. La scelta di alimentare gli impianti con scarti e reflui riduce anche la necessità di colture dedicate, mitigando eventuali conflitti d’uso del suolo.
Tuttavia, la realizzazione di quattro impianti su territori geograficamente complessi comporta sfide non di poco conto. Serve un’adeguata infrastrutturazione dei siti, reti di raccolta efficaci per i sottoprodotti, trasporti interni, autorizzazioni ambientali e urbanistiche, valutazioni sull’impatto paesaggistico e coerenza con le normative regionali. Il coordinamento tra enti locali e promotori sarà cruciale per evitare ostacoli burocratici e ritardi nei cantieri.
Dal punto di vista tecnico, il modello prescelto — impianti da 500 Sm³/g ciascuno — dovrà dimostrare efficienza e stabilità nel tempo, gestendo i flussi di biomassa con continuità e affidabilità. L’upgrading del biogas in biometano, il trattamento del digestato residuo, la gestione degli odori e la conformità normativa sono tutti passaggi che richiedono competenze industriali avanzate e modelli operativi consolidati.
Un nodo rilevante riguarda la stabilità e la durata dei contratti di approvvigionamento delle biomasse: per garantire sostenibilità economica all’investimento, è necessario che il conferimento dei sottoprodotti da operatori agricoli e zootecnici sia affidabile e pianificato nel medio-lungo termine. Senza un mercato di conferimento ben strutturato, gli impianti rischiano di operare al di sotto della capacità teorica.
L’aspetto finanziario rappresenta un’altra leva fondamentale. La struttura del project financing è stata calibrata con partecipazione significativa di capitale bancario, ma la redditività degli impianti dipenderà dai ricavi ottenuti attraverso la vendita del biometano, dalle tariffe di immissione in rete e dai meccanismi incentivanti pubblici o regolatori. In uno scenario in cui i prezzi del gas fossile possono variare, la capacità di competere sul mercato sarà messa alla prova.
Dal punto di vista strategico, l’operazione Arpinge si inserisce in un contesto nazionale che mira a incrementare la capacità biometaniera. Nel panorama italiano, la spinta verso la produzione di gas rinnovabile agricolo si è fatta più intensa negli ultimi anni, anche con incentivi, bandi e obiettivi di decarbonizzazione. In questo contesto, gli impianti promossi da Arpinge potrebbero rappresentare un contributo tangibile al raggiungimento degli obiettivi fissati a livello europeo e nazionale per il 2030.
Un punto da osservare con attenzione sarà la governance dei progetti: chi gestirà gli impianti nel lungo periodo, con quali soggetti locali, quali accordi di filiera, e come sarà garantita la trasparenza verso le comunità ospitanti. In territori meridionali, il consenso locale e la condivisione del valore sono elementi necessari per evitare resistenze e conflitti ambientali.
Infine, va tenuto presente il carattere dimostrativo di questa operazione. Se il modello Arpinge dimostrerà di funzionare — in termini gestionali, economici e ambientali — potrà diventare benchmark per altri progetti di biometano in Italia o altrove. La replicabilità del modello, l’efficacia tecnica e la sostenibilità nel tempo saranno i criteri su cui questa iniziativa verrà giudicata non solo come investimento locale, ma come contributo all’accelerazione della transizione energetica nazionale.

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