Ansaldo Nucleare lancia un master per diventare esperti di energia atomica: 26 posti per formare il futuro nucleare italiano
- piscitellidaniel
- 29 set
- Tempo di lettura: 3 min
Nel panorama della transizione energetica italiana, emerge un’iniziativa destinata a generare interesse e dibattito: Ansaldo Nucleare, in collaborazione con il Politecnico di Milano e altri enti accademici, ha attivato un master di secondo livello in “Technologies for Nuclear Power Plants” con l’obiettivo di formare una nuova generazione di tecnici e ingegneri specializzati nel nucleare. Sono 26 i partecipanti selezionati, molti dei quali provenienti da fuori regione — e per tutti è prevista fin dall’inizio un’assunzione a tempo indeterminato all’interno del gruppo.
Il master si articola su un piano formativo corposo: 1.500 ore tra lezioni, laboratori e attività pratiche, coinvolgendo docenti del Politecnico, ricercatori dell’INFN, del consorzio CIRTEN e dell’Università di Genova. L’impegno è finalizzato non a un semplice corso teorico, ma a un inserimento diretto nelle attività progettuali e operative di Ansaldo Nucleare. La scelta di aprire un percorso simile riflette il rilancio del nucleare come componente strategica del mix energetico europeo, una scelta che richiede professionalità aggiornate e know how interno forte.
La decisione prende corpo in un momento in cui il dibattito sull’energia nucleare in Italia è tornato centrale. Dopo decenni in cui il nucleare è stato in gran parte assente dalla politica energetica nazionale, la spinta verso la decarbonizzazione, l’esigenza di diversificare le fonti e la volontà di rendere il paese meno dipendente dall’importazione di combustibili fossili hanno riportato l’atomo all’attenzione. Ma il rilancio del nucleare si scontra con la carenza di competenze, con le barriere normative e con il timore diffuso del pubblico riguardo a sicurezza, smaltimento e gestione delle scorie. In questo contesto, formare esperti con competenze contemporanee diventa un passaggio obbligato per evitare che il ritorno al nucleare si limiti a slogan.
I 26 partecipanti al master sono già inseriti con contratti stabili, un aspetto rilevante che rende il progetto non un semplice investimento formativo, ma una politica industriale concreta. Di questi, cinque sono donne, mentre la maggior parte proviene da regioni diverse rispetto alla sede del master, compresi due candidati internazionali. Questo indica da un lato un richiamo nazionale all’iniziativa, dall’altro la volontà di costruire un polo di formazione specializzata capace di attrarre talenti anche da fuori.
I contenuti del master sono suddivisi in moduli che vanno dalla progettazione dei reattori e meccanica strutturale, alla fluidodinamica e analisi termo-fluidodinamica, fino alla sicurezza, radioprotezione e normative internazionali più recenti. Una parte significativa è dedicata al decommissioning, tema cruciale per chi opera nei cicli nucleari, e allo studio degli Small Modular Reactors (SMR), che rappresentano uno dei segmenti più innovativi su cui l’industria globale sta puntando.
Il coordinamento scientifico è affidato al professor Marco Ricotti del Politecnico di Milano, docente con esperienze in ambito nucleare e collaboratore di enti internazionali. Grazie a questo, il master si propone di mantenere uno standard didattico elevato, con contributi da enti come l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) e realtà internazionali del settore.
Per Ansaldo Nucleare, la scelta di promuovere questo master risponde a una doppia esigenza: da un lato rafforzare la propria capacità interna di innovazione e progettazione, dall’altro contribuire alla costruzione di una filiera nucleare italiana competitiva. In un settore in cui gara, ricerca e sviluppo tecnologico sono molto costosi e complessi, avere personale formato in casa è un vantaggio strategico.
Una delle sfide implicite nel progetto è la sostenibilità del percorso: il successo del master dipenderà dalla capacità di trasformare competenze in prodotti, progetti e opportunità effettive. Ciò significa che i partecipanti non saranno solo studenti, ma protagonisti di un ecosistema industriale disposto a investire su tecnologie all’avanguardia. Se il master riuscirà a inserirli in modo produttivo, potrà diventare modello replicabile per altri settori tecnologici.
Non mancano le incognite. Il master dovrà fare i conti con la percezione pubblica del nucleare: in Italia, l’opinione pubblica rimane cauta, influenzata da eventi storici, da interrogativi ambientali e dal tema dello smaltimento delle scorie. È essenziale che l’iniziativa venga accompagnata da comunicazione chiara, dalla trasparenza sui rischi e dall’integrazione con le politiche ambientali nazionali. Senza questa cornice, anche il progetto più tecnico rischia di affrontare ostacoli nel consenso sociale.
A livello istituzionale, il master può essere interpretato come un segnale che il sistema industriale italiano non vuole restare spettatore del cambiamento energetico: intende essere protagonista, dotandosi di capitale umano in dominio strategico. In un momento in cui i fondi europei per la transizione sono abbondanti, chi accumula competenze può attirare commesse, partnership internazionali e investimenti.
La nascita del master nasconde quindi una sfida significativa: non solo formare specialisti, ma gettare le basi per una rinascita nucleare italiana che non sia frammentaria, ma coerente, con forti legami tra università, industria e istituzioni. Se l’esperimento funzionerà, potrebbe segnare il punto di avvio di una nuova era nel rapporto tra ricerca, innovazione e capacità strategica nazionale nel campo dell’energia atomica.

Commenti