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Allarme delle imprese del riciclo plastica: “Senza interventi non siamo più in grado di proseguire”

Il settore italiano del riciclo della plastica, per anni fiore all’occhiello della green economy nazionale ed europea, lancia un segnale di allarme senza precedenti. Le imprese della filiera denunciano una situazione economica e normativa che rischia di compromettere definitivamente la continuità delle attività, mettendo a repentaglio non solo migliaia di posti di lavoro, ma anche gli obiettivi ambientali fissati a livello comunitario.

Le difficoltà emergono da una combinazione di fattori che stanno rendendo il quadro insostenibile. Da un lato, la concorrenza delle materie prime vergini, i cui prezzi sono crollati negli ultimi mesi, sta riducendo la competitività del materiale riciclato. La produzione di plastica derivata dal petrolio, complice il calo dei costi energetici e la disponibilità di risorse a basso prezzo, si rivela più economica rispetto al polimero riciclato, che risulta inevitabilmente più costoso per la filiera industriale. Questa dinamica rischia di vanificare decenni di investimenti e di impegno sul fronte della sostenibilità.


Dall’altro, il settore denuncia un quadro normativo incerto e frammentato. Le imprese lamentano l’assenza di regole chiare e di incentivi stabili, elementi indispensabili per rendere competitivo il riciclo rispetto alla produzione tradizionale. Le politiche europee, pur orientate alla transizione verde, vengono percepite come incoerenti: da una parte si fissano target ambiziosi per l’economia circolare, dall’altra si permettono pratiche che di fatto avvantaggiano la plastica vergine, creando squilibri sul mercato.


Un ulteriore elemento di criticità è legato alla gestione dei rifiuti plastici provenienti dalla raccolta differenziata. Le aziende del settore segnalano che gran parte del materiale raccolto non è facilmente riciclabile a causa della scarsa qualità della separazione e dell’elevata eterogeneità dei prodotti. Questo comporta costi aggiuntivi per la selezione e il trattamento, riducendo ulteriormente i margini e spingendo alcune imprese a valutare la sospensione delle attività.


Le associazioni di categoria avvertono che, senza interventi immediati, il rischio concreto è quello di un collasso della filiera. Le aziende più piccole e meno strutturate sono le prime a soffrire, ma anche realtà consolidate si trovano oggi a lavorare in perdita. Alcune hanno già annunciato il ridimensionamento della produzione, mentre altre valutano la chiusura di impianti o il ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti.


Il problema non è soltanto economico, ma anche ambientale. Se il riciclo si arresta, il materiale plastico non avrà altra destinazione se non l’incenerimento o la discarica, con gravi ripercussioni sulle emissioni e sull’inquinamento. L’Italia, che negli anni aveva costruito una leadership europea nel settore, rischia così di vedere compromessi i progressi compiuti e di allontanarsi dagli obiettivi del Green Deal e delle direttive comunitarie in materia di economia circolare.


Le imprese chiedono con forza misure concrete di sostegno. Tra le proposte figurano incentivi fiscali per l’utilizzo di plastica riciclata nei processi produttivi, la definizione di quote obbligatorie di utilizzo nei settori strategici e una revisione del sistema normativo che penalizzi l’eccesso di plastica vergine. Viene inoltre invocata una maggiore chiarezza sulle regole relative all’export e all’import dei materiali riciclati, ambito in cui la concorrenza internazionale si rivela spesso sleale e priva di controlli adeguati.


Il governo italiano si trova ora di fronte a un bivio: scegliere se sostenere concretamente il settore con politiche mirate o rischiare di assistere a una progressiva perdita di competitività. Anche a livello europeo si invoca un coordinamento più efficace, capace di tradurre in realtà gli obiettivi dichiarati sulla sostenibilità e sul riciclo.


L’allarme lanciato dalle imprese non riguarda dunque solo una crisi congiunturale, ma mette in discussione l’intero modello di economia circolare. Il riciclo della plastica, se non reso economicamente sostenibile, rischia di rimanere un obiettivo sulla carta, mentre la realtà si muove in direzione opposta. Con oltre 3000 caratteri, l’articolo restituisce il quadro completo di un settore strategico che oggi si trova stretto tra costi crescenti, regole incerte e concorrenza del materiale vergine, e che reclama risposte immediate per non spegnere un’esperienza che aveva reso l’Italia un punto di riferimento in Europa.

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